PASSE STRANIERA

PASSE STRANIERA

par Sergio Caretto

Ancora una volta, in atto, ho potuto fare esperienza dell’esistenza della Scuola e di quanto questa sia indisgiungibile dalla formazione dell’analista. Direi che la mia passe è stata una passe straniera. Straniera per via della lingua utilizzata, il francese, lingua che amo ma della quale conosco pochi vocaboli (peraltro i passeurs non parlavano italiano). Straniera per la sorpresa di un più di sapere che si avverava per me nell’atto stesso della testimonianza e che, al di là dell’esito della passe, mai sarebbe potuto venire alla luce senza questa esperienza. In fondo, straniera, come è sempre stato per me il rapporto con la causa analitica nel suo cuore più intimo. Straniera come è lalingua. La mia analisi, dall’inizio al suo termine, non avrebbe potuto svolgersi senza la Scuola e dal rapporto che con essa intrattiene colei che si è prestata ad essere la mia analista. Trovo importante constatare come la passe consenta a ciascuno e alla Scuola nel suo insieme, di parlare, fino al punto di arrivare a dire il rapporto singolare che ciascuno intrattiene con la causa analitica. Quando questo accade la Scuola stessa diviene soggetto che prende parola, rivelandoci le sue impasse e offrendoci la possibilità di fare con queste e di rinnovare, a tempo col nostro tempo, il compito che è chiamata a svolgere: la formazione dello psicoanalista e la trasmissione della psicoanalisi. Oggi come ieri, tale compito resta per me un enigma che mi appassiona e che tiene vivo il mio desiderio per la causa analitica, causa alla quale sono debitore. L’indicazione datami dal cartello della passe è di lavorare, come AE, sulla posizione dell’analista nell’avvenire. Effettivamente la psicoanalisi è psicoanalisi là dove è a-venire. Nella Scuola come in un’analisi, occorre dunque arrivare a ritagliare l’a, affinchè del nuovo avvenga e orienti l’avvenire.